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lunedì 28 novembre 2011

Faicchio:il mistero della morte del prete anti-crimine


Questa è la triste storia di un prete dal carattere allegro e gioviale. Un uomo dalla corpuratura  imponente e massiccia  il cui volto, però, ancora non aveva perso del tutto i lineamenti del ragazzino.
Un prete amato dalla comunità, uno di quelli, per intendersi, capace di avvicinare i giovani alla Chiesa. Era nato a Guardia Sanframondi trentun anni prima e prestava la sua opera nella parrocchia di Casali di Faicchio, piccolo centro alle porte di Telese Terme. La notte del 2 dicembre - anno 1997 - il suo corpo fu ritrovato, riverso a pancia in giu,  lungo la corsia di emergenza della Napoli - Canosa, nel tratto compreso tra il casello di Lacedonia e quello di Candela. A qualche decina di metri dal suo corpo - segnato da una profonda ferita all' altezza della nuca -  la Ford Mondeo di sua proprietà. Anch' essa era lungo la corsia d' emergenza

UN INCIDENTE STRANO

Le prime indagini condotte dagli inquirenti - quindici anni fa - stabilirono che Don Sergio era morto per effetto di un incidente stradale. L' auto su cui era a bordo si era schiantata contro il guardrail mentre procedeva in direzione Foggia, ed il suo corpo - per effetto della velocità - era stato catapultato all' esterno dell' abitacolo. La scena di quel 'sinistro', tuttavia, presentava - come dalla stessa ricostruzione del tempo - troppi lati bui. Troppe incongruenze, troppe domande senza risposta. Se allora tutto fu archiviato, occhi più attenti - un anno e mezzo fa circa - hanno ripreso in mano il fascicolo relativo alla morte di Don Sergio. Partendo proprio dalla strana scena di quell' incidente. Oggi si indaga per omicidio, verosimilmente a carico di ignoti. Si va alla ricerca di killer e mandanti. Che - potrebbe essere una delle ipotesi - potrebbero aver consumato l' omicidio di Don Sergio lontano da quell' autostrada, magari non lontano da Faicchio. Per trasportare solo in un secondo momento il corpo, ormai esanime, e la vettura - cui era stata procurata qualche frettolosa ammaccatura - sulla Napoli - Canosa. Inscenando un incidente mai avvenuto. Ecco, quindi, i punti deboli di quel 'falso' sinistro.
  • La scena  dell'incidente, innanzitutto, era troppo 'composta' per essere reale. Pensi ad un incidente ed immagini detriti e pezzi di carrozzeria sparsi su tutta la carreggiata. Nel caso in questione, invece, la vettura, i detriti ed il corpo stesso della vittima erano tutte allineate lungo la corsia di emergenza. Troppo ordine per credere che la scena non fosse stata, per così dire, artefatta.
  • La vettura, ancora, presentava inserita una marcia bassa (la seconda) ed il freno a mano tirato. In più, gli airbag erano inesplosi. 
  • Il corpo del prete sarebbe schizzato - secondo la versione ufficiale - sull'asfalto attraverso il lunotto posteriore (che si presentava, effettivamente, infranto). Secondo quale legge della dinamica un corpo può essere proiettato, in caso di impatto frontale, all' indietro? E come avrebbe fatto il corpo del povero don Sergio (180 cm. di altezza per 140 kg. di peso)  ad attraversare il lunotto posteriore? Tanto più che la salma presentava un' unica grossa ferita solo all' altezza della nuca. Un corpo che sfonda un vetro e rotola sull' asfalto dovrebbe essere, invece, ricoperto di ecchimosi e lacerazioni su tutta la sua superficie.
IL SUO IMPEGNO. LE SUE PAURE


Don Sergio, giunto nella parrocchia di Casali di Faicchio da appena due anni, si era da subito  ben inserito nel tessuto sociale del luogo, oltre che per la funzione religiosa ricoperta, anche per l' impegno profuso contro il malaffare. Nota era la sua opera volta al recupero ed al reinserimento dei tossicodipendenti, così come era costante la sua azione di contrasto al fenomeno dell' usura. Calato in battaglie quotidiane di spessore ma, nonostante tutto, ragazzo dal carattere solare ed espansivo. Sapeva, ovviamente, che il suo modus agendi non gli stava attirando le simpatie di qualche 'signorotto'. Ma la cosa, inizialmente, non sembrava destare in lui eccessive preoccupazioni. Solo successivamente la sua indole si era incupita. Testimonianze dirette di chi lo frequentò narrano di una persona che - ad un certo punto -  aveva perso il suo smalto originario. A ciò, inoltre, sembra si fosse sommato il timore di rimanere da solo. Specie la sera. Probabilmente, era quello il momento in cui le minacce erano divenute realmente preoccupanti: Don Sergio aveva capito di aver pestato i piedi a qualcuno di grosso. Una controprova del fatto che il giovane padre ricevesse minacce risiede in un messaggio rimasto memorizzato nella segreteria telefonica della sua canonica. Appena si diffuse la notizia della sua morte, alcuni parrocchiani si recarono in canonica - guidati da una 'perpetua' che disponeva delle chiavi - per prendere degli abiti per vestire la salma. Qui, oltre a trovare tutto in soqquadro - come se qualcuno avesse cercato disperatamente qualcosa - poterono ascoltare, appunto, il messaggio rimasto impresso. Una voce aveva lasciato le seguenti, inquietanti parole: Pregherei di non cancellare questo messaggio, a lui dispiace di essere assente, ma noi di questa 
voce non sentiamo la mancanza. Conservatelo, grazie''. Una firma sull' omicidio?


LA NUOVA IPOTESI 


Don Sergio potrebbe essere stato ucciso altrove - come prima accennato - e trasportato sull' autostrada solo in un secondo momento. Li fu ricostruita la scena del finto incidente. E' ipotizzabile, ancora,  che l' auto sia stata 'scaricata' in quel luogo da un camion, anche considerando che il telepass della Ford Mondeo non aveva lasciato traccia alcuna del suo passaggio ai caselli autostradali.  Questa, almeno, è una versione cui dà particolare credito il papà di Don Sergio, avendola esposta in una pubblicazione da lui medesimo data alle stampe sulla vicenda del figlio. Ma perchè il giovane padre fu ucciso? Chi aveva interesse ad eliminarlo? La risposta potrebbe essere legata al suo impegno nel sociale. La lotta alla tossicodipendenza e il guanto di sfida lanciato ai 'cravattari' potrebbero lasciar balenare il fondato sospetto che il prete fosse divenuto un personaggio scomodo al crimine. Un crimine con la C maiuscola. Ipotesi, certo. Ma, comunque, piste da valutare. La nuova direzione delle indagini, in ogni caso, sarebbe stata intrapresa anche a seguito di elementi di cui il giudice delle indagini preliminari avrebbe ricevuto nozione. Uno di questi sarebbe stato il contenuto della lettera scritta da monsignor Tommasiello, vescovo di Teano-Calvi, poco prima di morire. Una parte di essa  riportava testualmente: ''Don Sergio fu ucciso nella zona di Telese e poi trasportato sulla piazzola dell’autostrada Napoli-Bari, non lontano da Candela''. Questo, almeno, sarebbe stato riferito al vescovo (in sede di confessione?). La riapertura delle indagini partirà, innanzitutto, dalla effettuazione  di perizie volte ad appurare la compatibilità delle lesioni riportate dal padre (in primis, quella in zona nucale) con un presunto impatto frontale dell' auto contro il guardrail. Bisognerà, cioè, capire se realmente incidente stradale vi è stato. Caduto questo teorema, potrebbe spianarsi la strada verso la verità.

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